Un mondo più aperto a tutti: disabili che scoprono agevolazioni per riconquistare libertà

Un tema che spesso è considerato molto complicato da affrontare considerando le varie implicazioni emozionali che comporta è relativo alla condizione del disabile. Nel XXI secolo, quello che tutti ci saremmo aspettati sarebbe stato quello di avere un mondo all’altezza dei nostri sogni, dove ogni limite fosse superabile senza troppi intoppi.

Invece, purtroppo, tanto a livello concreto, quanto a livello legislativo, niente sembra essere cambiato. Si notano spesso per le vie delle città quei sacrosanti scivoli a ridosso della parte finale dei marciapiedi, così importanti per un cittadino in carrozzella; ma quasi sempre sono ostacolati dalla presenza di macchine parcheggiate che ne impediscono l’uso.

E ancora di più, diventa difficile anche immaginare il futuro di queste persone. Se fino ad oggi infatti, nonostante le mille promesse e anche i, seppur piccoli passi avanti, non abbiamo davvero permesso né fatto nulla per cambiare le regole del gioco, figuriamoci quanto possiamo concretizzare per molti di loro, quando i loro cari non ci saranno più.

Disabilità: populismo o una tematica scottante?

Intraprendere un dibattito su quest’argomento spezza l’opinione pubblica in due fazioni: da un lato ci sono quelli che, magari colpiti direttamente da questa specie di situazione ingestibile molto spesso, vogliono far valere le loro ragioni e lo fanno, credo, anche a buon diritto, per loro stessi ma soprattutto per il bene del disabile.

Oggi essere disabile è spesso sinonimo di speciale; un termine banale che viene usato con estrema superficialità. Perché l’essere speciale non vuol dire che un disabile sia un supereroe, sia diverso, sia più agevolato di chi invece speciale non è. Anzi, è l’esatto contrario nella stragrande maggioranza dei casi, perché disabile è chi non ha l’abilità a fare tutto in piena e completa autonomia.

Non è facile spiegarlo. Ma è facile capire che chi sta accanto a un disabile è quella voce nel silenzio, che pronuncia dissenso, e lo fa con ogni mezzo, per farsi ascoltare, per smuovere la sensibilità di chi ha il potere nelle mani per cambiare qualcosa. Perché disabile non sia più solo un limite.

Cosa c’è di concreto per i disabili?

Ogni tanto spuntano nuove cose. Si parla di miglioramenti a livello urbanistico, a livello comunale, all’interno degli edifici pubblici, dove poi magari trovi chiuso per lavori di controllo e di reset l’unico mezzo che può portare su una carrozzina, cioè l’ascensore. E quindi in quei casi che si fa? Si torna a casa.

Ecco che negli anni, almeno per facilitare quelle che sono le difficoltà oggettive di chi vive in prima linea il limite connesso alla disabilità, ovvero quello di muoversi liberamente, senza dover tornare indietro, senza doversi sentire di troppo, senza vedere decine di persone mobilitarsi per darti una mano, si sono andate riproponendo una serie di misure, a livello economico, per agevolare i disabili e chi li aiuta.

In primis troviamo la legge 104, famosa in tutta Italia, richiestissima, spesso anche usata in modo eccessivamente umiliante, ma comunque un bene per chi ha un disabile da accudire, a cui si unisce poi anche l’accompagnamento, un modo per ricompensare l’aiuto e la costanza della presenza, che purtroppo non è mai del tutto scontata.

E per il futuro dei disabili?

Prova a immedesimarti un attimo nella vita di un genitore di un figlio con disabilità. E’ una cosa che per ovvie ragioni ti mette in una certa difficoltà e non è facile riuscire a prevedere come andranno le cose. La vita di un genitore di solito si interrompe a metà di quella di un figlio. E quel figlio quando è disabile, che fa?

Potreste rispondere che c’è il resto della famiglia che potrebbe prendersene cura e così davvero dovrebbe essere. Ma è chiaro che non tutti hanno la stessa predisposizione. E allora ci pensa lo Stato italiano ad andare incontro alle preoccupazioni di una famiglia in tal senso, e opera focalizzandosi su questo tema.

Il progetto si chiama Dopo di noi, e serve a mettere i genitori di figli con disabilità in una condizione di maggiore serenità, pensando a costruire per loro una futuro che sia non solo dignitoso, ma anche ricco di protezione e personalizzato in base anche alla disabilità della persona interessata.

Cos’è il Dopo di noi?

Si tratta di un progetto che indica il periodo di vita della persona che è interessata da disabilità che perde entrambi i caregivers, che di solito sono i suoi due genitori e/o non ha più alcun tipo di riferimento familiare a cui affidare le sue cure giornaliere, fino ovviamente a quando la sua vita non si concluderà.

A sancire la garanzia di questo progetto è la Legge 112/2016, che ha messo le basi per soluzioni abitative, assistenziali e patrimoniali a favore di persone con disabilità, soprattutto per quelli che ce l’hanno riconosciuta come grave. E’ il primo tentativo per abbattere del tutto ogni limite e ogni barriera, non solo fisica, a vantaggio di questa fetta di popolazione.

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